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Post-gara | Calabro: “Non è ancora il mio Catanzaro”

Scritto da  Set 19, 2021
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Al “Renzo Barbera” va in scena il festival della mediocrità.

Quello che fino a pochi anni fa era abitualmente teatro di emozioni dal sapore europeo, oggi ha offerto noia e sbadigli. Lo 0 a 0 finale, infatti, è lo specchio di una partita scialba, da entrambi i fronti, come se Palermo e Catanzaro quasi facessero a gara a non fare granché per vivacizzare la partita, stando alla larga dalla porta. Ai punti recrimina più il Palermo, se non altro per il rigore fallito da Brunori prima dell’intervallo.


Nel post-gara sono evidenti il nervosismo ed il rammarico di mister Antonio Calabro, che ha offerto la consueta disamina.
“Il primo tempo sarebbe dovuto finire 3-0 per noi, mentre nella ripresa abbiamo effettivamente prodotto solo un’occasione”, dice il tecnico in maniera perentoria. “Siamo ancora lontani dall’esprimerci al meglio, anche perché qualcuno deve entrare in forma e dare ciò che pensavamo all’inizio quando lo abbiamo preso, non certo per volontà, ma perché deve entrare in forma”, sostiene il trainer dell’US, facendo riferimento ad un centrocampo sottotono, con il solo Welbeck in panchina, vista l’assenza di Cinelli per infortunio.


E sull’ipotesi di vedere Cianci e Vazquez insieme, dal primo minuto, Calabro glissa: “Con Carlini, Vandeputte e Vazquez abbiamo un attacco che dà imprevedibilità tra le linee e in profondità. I ragazzi sono stati bravi nel primo tempo, peccato per la traversa e altre situazioni nitide. Secondo me, se la gara si fosse incanalata in un certa maniera, avremmo portato a casa ben altro risultato”.
Quel che suscita perplessità, tuttavia, è l’allarmante sterilità offensiva: “Manchiamo nel concretizzare occasioni clamorose, ma ricordo che anche l’anno scorso, di questi tempi, questa squadra ha vissuto questo periodo – osserva l’allenatore -. Dobbiamo alzare il coefficiente di produttività in quelle situazioni che ci capitano e sono convinto che, come l’anno scorso, inizieremo a fare risultati”.
La chiusura non necessita di altre parole: “No, non è ancora il mio Catanzaro, ma sono fiducioso perché vedo i ragazzi lavorare. Ci arriveremo”.

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