La capigliatura tirata a lucido è quella dei giorni migliori, di quando dettava legge in mezzo al campo. La romanità nei gesti, quella, rimasta intatta. E i sorrisi con il presidente Noto, di certo non sfuggiti davanti le telecamere, che lasciano trasparire una nuova e generante serenità. Quando parla sembra di vederlo giocare ancora, Alberto Aquilani. Un’esteta del calcio, del bel calcio. Il nuovo allenatore del Catanzaro si è presentato nella maniera più naturale: senza dietrologie, tatticismi (di parole) e paura.
Se la conferenza stampa di ieri pomeriggio aveva l’auspicio di consegnare alla piazza di Catanzaro un allenatore trascinatore, un nuovo “gladiatore” – per restare in tema di Roma e romanità – delle Aquile del sud, beh la società ha fatto bingo. Perché i discorsi tecnici emergeranno in un secondo momento: sarà il campo a parlare, certo, con i suoi risultati ma dopo. Ai tifosi, ai curiosi e agli addetti ai lavori la prima necessità era di capire con quale atteggiamento e spirito Aquilani arrivasse a Catanzaro. Sono bastate poche parole, le prime, per riannodare i fili di un legame già intrecciato quel 9 dicembre 2023. “Penso che un matrimonio si doveva fare. Scusate il ritardo”.
È bastato questo per far breccia nel cuore dei tifosi. D’altronde, Aquilani sapeva che quello passato doveva essere il suo anno: lui che del Catanzaro è stato sempre un estimatore. “Questa società, piazza e tifoseria si avvicinano a quello che vivo io per il calcio. Il Catanzaro l’ho sempre seguito, già dai tempi della serie C”. Parole al miele, forse, ma che atterrano sulla pista delle emozioni: perché in fondo al tifoso giallorosso interessa questo, l’appartenenza alla maglia che al termine di ogni partita sia sudata. A prescindere dal risultato.
Sicuro, a tratti irriverente quando si è accennato di mercato – simpatici alcuni siparietti con il presidente Noto, stimolato nella conversazione sugli acquisti da fare – e soprattutto consapevole. “L’anno scorso non sono venuto qua non perché avessi altre situazioni in ballo, ho ricevuto alcune richieste ma se non sono venuto qui è perché avevo bisogno di staccare. Quando il presidente e il direttore mi hanno richiamato quest’estate mi son detto che era il momento giusto”. Quasi a chiudere un cerchio e ad aprirne un altro, che si spera possa essere altrettanto interessante.
Immaginando la costruzione del Catanzaro 2025-26 le idee sono state chiare sin da subito. Una squadra aggressiva, che voglia “incidere”, e che sia capace di abbinare bel gioco alla concretezza dei risultati. La legge assoluta che battezza una stagione. Non sarà un compito semplice, anche perché il campionato di Serie B regala sempre insidie e sorprese lungo il suo cammino. Quello che tuttavia può rappresentare una panacea dell’incombere dei mali sono i principi di gioco di mister Aquilani. Già, principi: altro che moduli e sistemi. “Io non mi pongo limiti. Voglio giocare tutte le partite per vincerle, a modo nostro: trasmetterò questa mentalità ai giocatori”.
È indubbio che la rosa andrà sistemata. “Ci sono dei ruoli mancanti, con Ciro abbiamo parlato a lungo”. Dichiarazioni che, qualora ve ne fosse bisogno ancora una volta, attestano come il rapporto tra Aquilani e il quartier generale giallorosso sia iniziato da tempo, ancora prima delle ufficialità di rito. Che possano essere giovani o esperti, non fa testo. Per Aquilani la necessità è di avere giocatori bravi a disposizione. Di qui il ragionamento anche sul materiale tecnico che Aquilani eredita, con un passaggio significativo: “Spero che qualche ragazzo che pensava di andare via possa tornare sui suoi passi. Di certo parlerò con tutti, ma se devono restare è perché hanno entusiasmo”. In questo è stato proverbiale anche il presidente Floriano Noto che in conferenza stampa non ha usato troppi giri di parole, affermando che di offerte vere e ufficiali per i big non ne siano arrivate. Semplici dinamiche di mercato o una bugia bianca proferita dal presidente? Chissà, la verità a volte sta nel mezzo.
In ritiro si partirà il prossimo 15 luglio, con l’idea di disputare almeno tre amichevoli prima dell’impegno di Coppa Italia contro il Sassuolo del 17 agosto. Tra i convocati non mancherà Pietro Iemmello, per Aquilani un totem da conservare e legittimare nuovamente: “Ha la mia stima, sarà un punto di riferimento e spero possa ripetersi come ha fatto nelle ultime stagioni”. Parole che lasciano poche interpretazioni, perché se è vero che l’Aquilani pensiero porterà a una ventata di idee e soluzioni di gioco differenti da Caserta, di certo Iemmello continuerà ad essere la migliore freccia nell’arco offensivo. Il leader che rappresenta squadra e ambiente, in un tutt’uno.
Una piacevole consuetudine, anche questa simile allo scorso anno, è stata quella alla base dello staff. Ancora da completare ma che traccia già due pedine che con il Catanzaro hanno avuto a che fare: Cristian Agnelli, vice di Aquilani dai tempi della Primavera della Viola, che in giallorosso ha avuto qualche apparizione nel lontano 2005. E poi Luigi Falcone, un nome a sorpresa tra quelli ragionati nei giorni scorsi e che si lega inevitabilmente a Catanzaro: stagione 2017-18, cinque reti per l’esterno d’attacco, la migliore stagione in termini statistici. Una vecchia conoscenza della piazza ma anche della presidenza Noto, perché è proprio in quella stagione – così tumultuosa con tre cambi di panchina – che i Noto avviarono la loro avventura in giallorosso.
Toccherà ad Aquilani e al suo staff infondere un nuovo approccio e una nuova mentalità alla squadra e all’ambiente. Confermare e confermarsi sarà il vero obiettivo, ma non solo in termini di classifica. C’è un patrimonio da difendere strenuamente, la Serie B, a ragione di un campionato così intricato come quello della cadetteria, prima ancora di accendere la fantasia stuzzicata anche ieri in conferenza stampa con i sogni di gloria chiamati Serie A.
Confermare e confermarsi, provando a osare. Le premesse per divertirsi ci sono tutte: ad Aquilani e ai suoi ragazzi il compito di tramutarle in campo a suon di prestazioni. Il popolo di Catanzaro farà il suo, stando poco fuori dal rettangolo verde di gioco. A incitare e inneggiare i propri beniamini, in ragione di una fede che non svanisce.





