Nato a Cosenza ma da sempre tifoso del Catanzaro, Maurizio: "Il giallorosso sulla mia pelle, qui il profumo della Serie A"

Scritto da  Apr 30, 2025
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Quarto appuntamento con la rubrica "Il Giallorosso nel cuore". Oggi la storia di Maurizio e dei suoi derby: "Il più bello con la tripletta di Palanca, rischiai addirittura la macchina in quella circostanza..."

Ci sono colori che non conoscono territorio. Come radici che penetrano nella terra, anche quella del più acerrimo “nemico”. Sportivamente parlando in questo caso.

Cosa hanno in comune Catanzaro e Cosenza? Un nome e una storia. Quella di Maurizio De Rose, 64enne nato a Cosenza ma che da sempre tifa Catanzaro. Tanto che oggi, trasferitosi da anni ormai nella provincia del capoluogo, presiede il Catanzaro Club con sede a Botricello. "L’abbiamo inaugurato un anno e mezzo fa grazie agli amici di Botricello e Marcedusa – spiega Maurizio – Un mesetto fa abbiamo anche invitato gli ultras nella nostra sede, per rafforzare qualora ve ne fosse bisogno un rapporto che è simbiotico”.

La sede del Catanzaro Club di Botricello-Marcedusa

 

La vita di Maurizio un continuo viaggio, non solo nell’abecedario dei ricordi. “I miei primi 13 anni li ho vissuti a Vibo Valentia e poi fino ai trenta sono tornato ad abitare a Cosenza. Da piccolino non ero chissà quanto accanito: giocavo a calcio e facevo la raccolta delle figurine sì, ma all’epoca non c’era la televisione in casa e si seguiva il calcio alla radio, come se fosse qualcosa di lontano dal popolo come magari lo può essere adesso. I primi ricordi in giallorosso sono legati a mio padre che era spesso di servizio con la polizia le domeniche allo stadio quando il Catanzaro giocava in Serie B e mi raccontava, quando ritornava a casa, di queste sfide e di questo presidente Ceravolo lungimirante. Poi ho vissuto la storica promozione in Serie A del 1971: l’ho vissuta come catanzarese perché in quegli anni nel vibonese erano quasi tutti tifosi giallorossi. Fu un evento straordinario. Una cosa fuori dal normale, per la Calabria ma anche per tutto il Sud”.

Le prime volte allo stadio e una passione affiorata come una scheggia impazzita. “La prima volta che vidi il Catanzaro dal vivo fu nella stagione 1975-76, avevo 14 anni e giocammo contro il Torino. Purtroppo perdemmo 4-0 ma da lì nacque una passione fortissima. Iniziai a seguire il Catanzaro come un tamburo battente, nonostante il lavoro (Maurizio insegna danza caraibica, ndr) mi tenesse spesso fuori nei weekend e gli impegni calcistici di mio figlio Lorenzo che ha anche giocato nei professionisti”.

Maurizio con suo figlio Lorenzo

 

Gli anni a Cosenza, l’unico (o quasi) tifoso giallorosso in una famiglia di lupi rossoblù. “Tifare Catanzaro a Cosenza non è stato difficile. Ci sono sempre stati gli sfottò normali tra amici, uno che magari si accanisce sportivamente: se gli altri “odiano” il Cosenza io che sono di Cosenza lo odio due volte in più perché conosco i miei nemici. I miei cugini che tifavano Cosenza e dicevano a me “traditore”. Ma a tifare Catanzaro erano tantissimi anche a Cosenza perché bisogna dire una cosa: Catanzaro ha tifosi in tutta la Calabria, le altre squadre calabresi non possono vantare questo affetto. Abbiamo fatto la storia di questa regione, se dovessi trovare una similitudine con il mio lavoro definirei il Catanzaro come una danza classica, la madre di tutte le forme d’arte”.

Questione di appartenenza, come una seconda pelle cucita addosso. “Svelo un aneddoto – confida – Quando mio figlio giocava a Gubbio aveva 17 anni e la stagione in cui salirono in serie B mister Torrente decise di inserirlo in prima squadra. Sempre in quell’anno per lui si aprì la possibilità di fare un provino per il Cosenza, il ché significava di tornare in Calabria. Il giorno del provino scese in campo, ma quando gli chiesero di indossare la maglia del Cosenza rifiutò. So che molti non saranno d’accordo perché il tifo non va mischiato con la professione però, da papà, fu un punto di orgoglio”.

Maurizio De Rose con suo cugino durante il derby d'andata di quest'anno

 

Il derby da sempre non è una partita uguale alle altre. Un evento nell’evento per chi nato a Cosenza ha il sangue giallorosso che scorre nelle vene. “La sento di più, non c’è niente da fare. Mi trasformo, divento cosentino nel senso che la penso come loro quando dicono “contro il Catanzaro dobbiamo vincere” (sorride, ndr). Il derby più bello? Quello del 1988-89, Serie B. La tripletta di Palanca al “Ceravolo”. Quel giorno partivo da Cosenza per venire a vedere la partita. Ricordo che in quella circostanza era nato mio nipote e in ospedale, a Cosenza, si parlava della partita del pomeriggio. I cosentini dissero “veniamo a Catanzaro a vincere”, una prosopopea che si sentiva forte anche girando in città. Fatto sta che partii alla volta di Catanzaro con un mio amico tifoso di Cosenza, lui se ne andò in Curva Est mentre io alla Capraro”. Il risultato finale scolpito come una pietra, quella che per poco non prese la macchina di Maurizio. “Sì, perché la mia macchina era targata Cosenza. Uscito dallo stadio qualche tifoso del Catanzaro si rivolse verso la mia macchina: fu Gianfranco Simmaco a salvarmi, disse di lasciare stare la macchina, che ero uno di loro. Se ci ripenso mi viene da sorridere. Oggi il tifo e la rivalità hanno assunto toni ancora più esasperati, essere tifoso non significa fare il delinquente. Sono sempre stato un tipo all’inglese, odio la violenza. Al derby d’andata quest’anno ho seguito la partita a casa dei miei cugini: loro con i vessilli del Cosenza, io con la sciarpa del Catanzaro”.

Quali sono i calciatori del Catanzaro a cui è più legato? Massimo Palanca è scontato dirlo, ma penso anche al catanzarese Massimo Mauro. Ricordo poi le storiche di Mammì, il capitano Banelli e quella mitica formazione del 1980-81, l’anno in cui partii per la leva militare a Bologna. Ricordo anche la formazione della precedente Serie B di questi anni, con mister Braglia, Toledo, Pastore, il nostro grande capitano Ferrigno. Quell’anno della promozione andai in ritiro a Norcia a seguire i ragazzi. Negli ultimi anni, invece, con il lavoro che mi ha concesso più libertà mi sono fatto quasi tutte le partite fuori. Quando non posso in trasferta seguo il Catanzaro al club con gli altri amici”.

Maurizio De Rose con il presidente Floriano Noto

 

E sulla stagione attuale che idea si è fatto? “Caserta ha trovato delle difficoltà, il pubblico è esigente. Non so cosa sia successo con Vivarini ma se fosse rimasto lui e con una mirata campagna acquisti magari, se non la A, avremmo avuto una squadra invidiata da tutti. La squadra ora è meno spettacolare ma giochiamo bene, sono contento così. Nel calcio bisogna giocare e provare a vincere, solo quando giochiamo contro il Cosenza la vittoria è un obbligo”.

Se dovesse spiegarlo, che cosa rappresenta Catanzaro per lei? Per me essendo cosentino non mi sono avvicinato passo dopo passo ma è stato subito qualcosa provato sulla mia pelle. Come quando conosci il grande amore per tutta la vita: è una cosa meravigliosa, che non ti può capitare più. L’emozione che porta questa città: gli altri dicono “il cozzo”, ma io quando non ci abitavo ancora in questa città, ho percepito sempre il profumo della Serie A. Come quando senti il profumo di una donna e dici che è lei, inconfondibile: un’emozione forte forte”.

 

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