Andrea Morelli, tifoso giallorosso che vive negli Usa Andrea Morelli, tifoso giallorosso che vive negli Usa

Il Giallorosso nel cuore sbarca in Usa: la storia di Andrea, innamorato del Catanzaro. "Il mio sogno è aprire un club di tifosi qui"

Scritto da  Apr 23, 2025
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Cresciuto a Soverato e ora residente in Arizona, Andrea ha vissuto le trasferte dell'Uesse degli anni Ottanta e Novanta. E per il Catanzaro è andato fino alla Nasa

Gli anni Ottanta. Gli anni dell’economia del libero mercato e dei vagiti di conservatorismo politico-sociale, a fronte di una cultura woke che cominciava a reclamare il suo spazio. Gli anni della musica delle band e dei grandi colossal americani. Gli anni del terrorismo ma anche di un sogno, di una speranza che i giovani di quel tempo coltivavano. Sì, si sognava in grande: cosa oggi sconosciuta ai più.

L’atmosfera struggente e nostalgica di quegli anni avvolse anche il Catanzaro. Come una montagna russa, con i suoi saliscendi: gli anni entusiasmanti della serie A tramortiti dalle retrocessioni in B e C. Una fede che però, nonostante le delusioni più cocenti, non ha mai stesso di irrorare energia. Propagandosi a ogni latitudine. È l’esempio di Andrea Morelli, 52 anni all’anagrafe: residente in Arizona e tifosissimo del Catanzaro.

“Sono arrivato in America otto anni fa – racconta Andrea – dopo essere nato a Catanzaro, cresciuto a Soverato e aver vissuto a Milano per circa quindici anni. Il Catanzaro? Una questione di famiglia. Mio fratello più grande, Massimiliano, è stato un vecchio ultras e io anche se non ne facevo parte ho seguito per anni il mondo degli ultras. Erano anni tormentati, spesso ci si andava allo scontro ma se io ho iniziato a seguire il Catanzaro lo devo a mio fratello e a quel mondo lì”.

Si diceva degli anni Ottanta. Gli anni in cui il Catanzaro fece anche i conti con le mancate – e contestate – promozioni in A. “Una delle prime partite viste allo stadio “Ceravolo” (allora il Comunale, ndr) fu nella primavera del 1988, poco prima di trasferirmi per la prima volta in Usa con i miei genitori. Fu la partita contro la Lazio che ci pareggiò nei minuti finali, una vera “ladrata” con l’arbitro che diede tutti quei minuti di recupero. Ricordo che ci fu tanta rabbia nel post partita, i tifosi della Lazio restarono chiusi nel settore ospiti fino a mezzanotte, anche perché c’erano stati degli scontri fuori dallo stadio. Prima della Lazio, invece, andai a vedere il Catanzaro a Bologna: mio padre prestò la Fiat Regata a mio fratello e addirittura qualcuno si mise nel cofano perché non c’era spazio. Anche al Dall’Ara ci rubarono la serie A con l’arbitro Agnolin che fece segnare il giocatore del Bologna con il nostro medico in campo a dare assistenza a un nostro calciatore rimasto a terra. Qualcosa di incredibile solo a ripensarlo. Non sono uno che trama alle cospirazioni, ma penso che qualcuno che sta in alto non voglia bene al nostro Catanzaro”.

Una trasferta di Catania con sosta a Villa San Giovanni

 

Arrivano poi gli anni Novanta, delle trasferte più calde. “Tornai in Italia restando per qualche anno da mia nonna a Pontepiccolo. E lì iniziò una seconda vita per me, perché riuscii a seguire praticamente dappertutto il Catanzaro. Non facevo parte del gruppo ultras perché è come un lavoro, però lavoravo come agente immobiliare e spesso avevo la possibilità di spostarmi o di assistere alle partite di Coppa Italia in settimana. Quando potevo facevo trasferte, tra Benevento, Catania e Messina: nel 1997 uscimmo anche a livello nazionale come tifoseria per il nostro seguito.

Trasferta a Cosenza, Coppa Italia Anni '90
Tifosi giallorossi a Nocera negli anni Novanta

 

Se ho mai fatto pazzie per il Catanzaro? Certo che sì. Ricordo una partita di coppa alla Befana in cui partimmo per Nocera, eravamo in 15-20 persone con il pullman e poi un playoff contro il Benevento dove ci andammo in treno e a Salerno restammo senz’acqua. Per il Catanzaro presi anche una legnata in testa, in occasione della partita contro la Lazio di cui raccontavo prima. Due anni fa, invece, qualche giorno prima della promozione in B andai a Cape Canaveral con la maglietta del Catanzaro: mi feci scattare la foto assieme a Barbara Morgan, l’ultima donna astronauta ad essere stata sullo Space Shuttle Columbia”.

Andrea Morelli a Cape Canaveral con Barbara Morgan

 

Dal 2017 Andrea fa dimora fissa in America, tra i suoi traslochi in giro per i vari stati Usa. “Manco da Catanzaro dal 2023. Ho vissuto come un dramma il ritorno in Usa perché mi sono perso dal vivo le partite più belle, la promozione in serie B di due anni fa e altre partite ancora. Anche la promozione in serie B del 2004 mi trovano a New York: erano gli anni dopo l’attentato dell’11 settembre, per fortuna c’erano già gli smartphone e riuscii a capire come era andata grazie a Internet, andando a recuperare qualche immagine tramite la rete”. Perché l’Arizona? “Perché mia moglie Jayne è di qua. In Florida ho fatto per anni il manager per un’azienda di lusso, poi il trainer e anche adesso continuo a lavorare nello stesso ambiente. In più le sere le dedico facendo l’autista per una compagnia di trasporto”. 

Andrea Morelli con sua mamma Tita

 

Com’è vivere in America tifando il Catanzaro? “È speciale. Il mio desiderio sarebbe di aprire un circolo di tifosi catanzaresi, appena riuscissi a trovare qualche altro tifoso vicino a me. Ho già fatto una maglietta con la curva Capraro e il pino con la scritta “Ultras Catanzaro sezione Arizona – Uc 1973”, è la mia passione. Conosco comunque persone che tifano Catanzaro e vivono in America. Anche uno dei miei clienti in Florida, Douglas, che ho conosciuto due anni fa, tifa Catanzaro. È stato tutto molto particolare: venne da me a comprare in negozio e quando mi chiese delle mie origini gli risposi che sono calabrese e di Catanzaro. Lui disse che aveva una simpatia per una squadra italiana che era proprio il Catanzaro. La cosa bella è che Douglas non c’entra nulla con Catanzaro e l’Italia: quando me l’ha detto mi sono sciolto, non potevo crederci”.

Cresciuto con la gigantografia appesa al muro di Palanca – “al posto di Gesù, la prima cosa che metto in valigia quando devo traslocare” -, Andrea ha nel suo verace modo di raccontare l’idea di un nuovo avvenire per il Catanzaro. A me manca Vivarini, le giocate che aveva la squadra erano irripetibili, ma su Caserta mi sono ricreduto. La squadra è da playoff anche se abbiamo diversi problemi. Su tutti lo stadio: bisogna mettersi in testa che se non abbiamo lo stadio rinnovato, non potremmo mai puntare prima alla serie A. Ci vorrà tempo per rifare la tribuna e le curve, questo ci aiuterà anche ad alzare magari la capienza, ma spero che il prima possibile venga fatto.

La gigantografia di Massimo Palanca che non può mancare a ogni trasloco

 

Se dovessimo andare in serie A, con lo stadio non a norma, dove andremmo a giocare? A Crotone o a Cosenza? O a Reggio? Ci sarebbe la terza guerra mondiale conoscendo le rivalità che ci sono. Ho fiducia in Floriano Noto, un presidente che prima di tutto è un business man come noi usiamo dire qui. Non possiamo fare paragoni con Ceravolo ma Noto è un presidente lungimirante, bisogna lasciarlo fare e dargli piena fiducia. Magari un giorno, chissà, vedremo il Catanzaro in Europa!”.

Se dovessi a spiegarlo, che cosa rappresenta Catanzaro per te? “Io posso anche vivere a New York o a Beverly Hills ma se mi toccano Catanzaro vado in galera. È la città in cui sono cresciuto, dove ho le mie origini e ho trascorso le mie vacanze. Anche se diventassi milionario, non sarà mai la stessa cosa: Catanzaro rimane Catanzaro. Quando gli italiani che vivono all’estero affermano che a mancargli è l’Italia lo dicono con sincerità. Qui si sta bene, ma l’Italia è l’Italia. Quando posso due-tre volte a settimane vado a mangiare da Luca, un ragazzo di Sanremo che ha aperto un ristorante a Phoenix, per avere quella sensazione di essere a casa. E Catanzaro lo è”.

Andrea Morelli con i suoi amici in una serata agostana di Soverato

 

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