Ed eccolo qui, il toto-allenatore, che pervade l’estate giallorossa con il suo incedere così silenzioso quanto assillante. Un vecchio adagio, spesso rispolverato a ogni panettone o ombrellone – dipende dalle stagioni -, che in casa Catanzaro abbiamo imparato a utilizzare di consueto in queste sessioni di calciomercato.
In questi giorni basta sfogliare le pagine di un giornale o cliccare un qualsiasi sito per imbattersi nel casting infinito di chi sarà il nuovo condottiero delle Aquile. La premessa di questo articolo è doverosa: di nomi non ne faremo, anche perché sarebbe come buttarsi una zappa sui piedi. Metti caso di scrivere di un allenatore che è in procinto di accettare la panchina del Catanzaro e che poi, non si sa per quale caspita di motivo, sia tutto saltato. Sarebbe troppo rischioso, sia mai che poi a qualcuno venga in mente di tacciarci come “giornalai” (ormai sui social ci si diverte a leggere questo epiteto così grazioso).
Piuttosto, la discussione che suggerisce questo valzer di nomi nella calura giallorossa – in tutti i sensi! – è quello di cercare di capire quale possa essere l’identikit giusto per il successore di Fabio Caserta. Insomma, discutere non di nomi e profili ma di caratteristiche. Di opportunità.
Sono diverse le scuole di pensiero. Chi preferisce un tecnico giovane perché carico di motivazione e “affamato” di vittorie, invece di un allenatore più esperto, saturo e con “la pancia piena”. Ma allo stesso modo c’è chi ritiene che è proprio l’esperienza a costituire un pass fondamentale, soprattutto quando – come appare evidente in questa situazione – c’è un passaggio di consegne da affrontare.
Purtroppo un tutorial per scegliere il miglior allenatore del mondo non è stato ancora svelato e crediamo che se fosse in uso, anche in via Gioacchino da Fiore l’avrebbero già adocchiato. E allora, ecco che si segue una traccia nella speranza di poter azzeccare il profilo giusto. Come Ciro Polito azzeccò Fabio Caserta, nell’indifferenza generale: dodici mesi dopo il classico “senno di poi” ha dato ragione al direttore sportivo campano, perché la stagione è andata indubbiamente sopra le aspettative.
La traccia. Ancora una volta. Scegliere il prossimo allenatore del Catanzaro è un grosso grattacapo perché quello che appare evidente a tutti, dalla scelta del tecnico si capirà qual è il sentiment della piazza ma soprattutto le reali intenzioni della società.
Ascoltando il presidente Floriano Noto in queste settimane, nelle varie interviste che ha rilasciato, abbiamo imparato che il modello di calcio inseguito – inteso come azienda – è quello di un sistema sostenibile. Un termine, quest’ultimo, che si può prestare a più logiche di interpretazione. Cosa vuol dire sostenibile? Niente spese pazze? Una politica testa al “risparmio più che posso”? Una via di mezzo fra queste due, forse.
Di esempi virtuosi di calcio sostenibile, soprattutto in Serie B, ne abbiamo visti. Su tutti il Cittadella che dopo 17 anni è scivolato quest’anno nuovamente negli inferi della terza serie. Una stagione sfortunata e un verdetto, quello della retrocessione, figlio degli eventi che spesso possono sfuggire alla programmazione. Perché in fondo è così: tu l’impianto organizzativo lo applichi, la rosa la strutturi secondo i tuoi obiettivi ma poi c’è il campo a dirti se le scelte compiute in estate o a gennaio ti hanno dato ragione. E il campo, a volte, può ribaltare quello che tu credi possa andare nel verso giusto.
Nel Catanzaro dei Noto abbiamo assistito solitamente in questi anni a profili di allenatori moderatamente giovani, di chi fosse in rampa di lancio per sbocciare. Un po’ come la mission sui calciatori: futuribili e potenzialmente forti, su cui costruire le proprie fortune (e qui torna il modello sostenibile) nei mesi e anni successivi.
Ma al di là dell’età anagrafica, un minimo di costrutto si è sempre avuto bene o male nelle decisioni, spesso affiancando all’idea di un allenatore giovane il curriculum corroborato da esperienze. Ne è un esempio lo stesso Caserta che, pur non avendo ancora collezionato decenni di carriera, in serie B ha vissuto qualche campionato. È per questo motivo quindi che l’accostamento di queste ore di allenatori neofiti della categoria sulla panchina giallorossa stride parecchio. Così come può sembrare strano l’accostamento di allenatori affermati, di chi ha collezionato fior fior di presenze tra il mondo della cadetteria e la massima serie. Non risponderebbe alla filosofia della società ingaggiare delle “star”.
Immaginare di chi sarà il prossimo allenatore del Catanzaro è compito assai arduo però emergono alcuni dettagli che spostano e non di poco la narrazione. Innanzitutto le prime manovre di mercato che interessano il diesse Polito: proprio nei prossimi giorni, con la finestra dei riscatti, verranno definite le pedine che continueranno a fare parte della rosa. Diversi calciatori sembrerebbero sicuri della permanenza, nonostante l’addio di Caserta. E su questo si potrebbe già obiettare: come è plausibile che, senza un allenatore, la società faccia già mercato? Qualcuno risponderà che sono dinamiche di mercato già preconfezionate, a prescindere dal tecnico (o chissà se anche questo è stato alla base delle divergenze tra proprietà-dirigenza e Caserta, ma siamo nel campo delle ipotesi visto che una versione dei protagonisti non è trapelata ancora). E allora, forse, si può intuire che sulla base di questi ragionamenti il prossimo allenatore del Catanzaro o sia già stato bloccato da Polito – perché d’accordo con il riscatto di uno o più elementi – oppure che nell’accezione più nobile dell’allenatore “aziendalista” accetti la linea programmatica della società, impersonificata dal direttore, al netto dei giocatori.
Il secondo dettaglio, dipeso proprio dai riscatti di alcuni elementi, potrebbe risiedere inoltre nella scelta di un allenatore che dia continuità tecnico-tattica, come fu con Caserta (anche se i primi mesi l’ex Cosenza si “intestardì” sul 4-2-3-1) nel post Vivarini. Un allenatore che abbia nei suoi valori la motivazione di un gioco dominante, cucito addosso ai giocatori su cui Polito sta già lavorando. Un gioco che sappia divertire il pubblico del “Ceravolo” o quantomeno impensierire gli avversari, che poi è quello che conta.
Al di là dei nomi, l’auspicio è che non si perda ulteriore tempo perché lo stallo non aiuta. C’è un ritiro da programmare, una rosa da rafforzare e ringiovanire e soprattutto una piazza che attende di conoscere il suo destino. Accontentare tutti è praticamente impossibile, ma almeno su un punto possiamo essere d’accordo: che il prossimo allenatore del Catanzaro sia un condottiero con la C maiuscola. Di chi sappia trascinare, come sa fare il popolo giallorosso. Sperando che, ancora una volta, il rettangolo di gioco dia ragione delle scelte compiute in precedenza.


