Più forte e consapevole. Il Catanzaro che verrà studia da grande. L’obiettivo dichiarato dal presidente Floriano Noto nel corso di alcune trasmissioni sportive della regione di questi giorni conferma l’incipit della passata stagione, con la volontà di proseguire assieme al duo Polito-Caserta.
Un duo che ha forgiato una seconda parte del campionato importante, senza ombra di dubbio: un sesto posto che ha anche lasciato spazio a una punta di comprensibile rammarico, vuoi per i tanti pareggi accumulati durante la fase di aggiornamento tattico di inizio anno e vuoi per quel quarto posto che i giallorossi avevano annusato dopo l’exploit di La Spezia a febbraio. Quarto posto che quest’anno ha portato bene alla Cremonese, fresca promossa in A: inutile però crogiolarsi di dolore, pensando a quello che sarebbe stato se fossimo arrivati noi a giocarci la finale contro i grigiorossi, con la sete di vendetta (chiaramente sportiva) dopo le sconfitte rifilate in serie quest’anno che magari avrebbe colmato un oggettivo gap tecnico tra le due rose.
Il Catanzaro ha tutta l’esigenza (e il desiderio) di avviare la stagione 2025-26 con le tempistiche giuste. Di chi si confà alle intenzioni più serie e nobili di una squadra che in serie B ha dimostrato di sapere il fatto suo. Nelle scorse ore pare che il primo tassello sia stato rinsaldato al suo posto: parliamo logicamente di Ciro Polito, con il diesse campano che seppur corteggiato da diverse big della serie cadetta – su tutti la Salernitana, che attende però di conoscere ancora il suo destino calcistico – avrebbe confermato a Noto la volontà di proseguire insieme. Il condizionale è d’obbligo, ma questa volta viene usato più per adombrare una forma di precauzione piuttosto che supporre altri imprevisti.
Se Polito resta a Catanzaro, lo stesso ci si aspetta di mister Caserta. Lui che da Cosenza arrivò quasi un anno fa nello scetticismo più generale e che ha coltivato il sogno dei playoff sfumato al “Picco”. L’abbraccio di lui e Noto a fine gara, sotto lo spicchio del settore ospiti, consegna l’immagine fedele di un rapporto di stima e affetto reciproco. A scaldare insomma le buone intenzioni: è risaputo che nei prossimi giorni Caserta incontrerà la proprietà. Sul tavolo le garanzie tecniche per provare a confermarsi, dopo il già difficile da pronosticare cammino di quest’anno e – perché no – un adeguamento economico che dopo tutto sembra legittimo.
Si diceva più forte e più consapevole. Ma rispetto a cosa? Il riferimento non può che essere al tramonto della stagione 2023-24. La prima del ritorno in B, di quando con Vivarini e Magalini si sfiorò in un solo anno il doppio salto dalla C alla A. La storia la conosciamo tutti: Magalini e Vivarini lasciarono Catanzaro perché in cerca di altre sfide (il dubbio di chi scrive è che forse non conosceremo mai il reale motivo della dipartita di entrambi, quantomeno di mister Vivarini). A loro si aggiunse, in un clima quasi dimesso, il direttore generale Foresti che tanto ha dato alla causa giallorossa. Furono settimane difficili, complicate, avvolte in un silenzio che non fece bene al Catanzaro. Perché è vero che il campionato ha raccontato di una squadra capace di confermarsi in semifinale playoff, ma è altrettanto indubbio che le difficoltà riscontrate a inizio anno sono state figlie del ritardo con cui lo staff tecnico ha potuto lavorare tra ritiro e primi impegni ufficiali.

In un’estate segnata dalle difficoltà di molti club ad iscriversi in serie C e del caso Brescia che ha congelato i playout di B – a proposito, il Brescia rischia di fallire dopo i mancati pagamenti di ieri e si sta cercando di salvare il club coinvolgendo altre realtà professionistiche della provincia – poter dunque contare per la prima metà di giugno dello stesso assetto tecnico crediamo non sia un risultato scontato. Anzi. In un calcio sempre più farraginoso assume valore l’imprinting di serietà e programmazione della società.

Dopo Caserta, sarà senz’altro tempo di ragionare sulla rosa. Aspetto che, sicuramente, Polito starà già valutando. Sviscerando tutti i reparti emergono certezze e punti interrogativi. In porta il primo pilastro è rappresentato da Mirko Pigliacelli, l’ex Palermo ha dato ampie garanzie durante la stagione mostrando un rendimento in crescendo utile alla causa. Sul taccuino emerge la necessità di investire in un secondo portiere, assodato che il buon Borrelli resti ancora (il suo contratto scade nel 2026 così come Pigliacelli). L’idea di pescare un nuovo profilo dalla Serie C che possa affiancare Pigliacelli non appare del tutto obsoleta e troverebbe soluzione di continuità come successo quest’anno, prima con Dini e poi con Gelmi. Tuttavia, investire su un secondo portiere di esperienza potrebbe in egual modo rappresentare una soluzione di maggior sicurezza nel caso in cui Pigliacelli possa incontrare problematiche fisiche che non ci auguriamo.

Capitolo difesa, indubbiamente il più interessante. Perché molto dipenderà dal credo tattico di Caserta, se proseguire sulla falsariga del 3-5-2 e tornare a riassaporare il gusto del “primo amore” con il 4-2-3-1. Sarà quel che sarà. La priorità in questo reparto sembra essere piuttosto chiara: rinforzare sulle corsie e soprattutto ringiovanire. Scognamillo e Brighenti rappresentano ad oggi i punti fermi della difesa mentre Bonini è l’uomo mercato del momento: il massese ex Virtus Entella, intuizione di Polito, è attenzionato da squadre di categoria superiore oltre che di B e potrebbe partire a fronte di un’offerta ritenuta irrinunciabile. Ricordate Katseris, Fulignati e Vandeputte? Ecco. D’altronde la filosofia della società è chiara: nessuna spesa pazza e valorizzazione dei giocatori. Due concetti capisaldi del calcio sostenibile. In caso di partenza di Bonini ci si dovrà interrogare sul suo sostituto. Che il Catanzaro potrebbe avere già in casa con il 21enne Verrengia acquistato dal Potenza a gennaio, profilo di buon avvenire. In dubbio la posizione di Antonini, segnalato come partente: una stagione travagliata la sua, con continui impedimenti fisici che lasciano perplessità sul piano della garanzia tecnica vista la prossima stagione. Rientreranno alla base per ora Quagliata e Cassandro, i cui riscatti non verranno trattati. Chissà però che Polito non possa lavorare ad un’altra forma di prestito. Ai saluti, a meno di clamorosi colpi di scena, Situm: una colonna portante capace di alzare mentalità e leadership nello spogliatoio.

In mezzo al campo non mancano le sirene. Pompetti è il prezzo pregiato: forte di un rinnovo contrattuale firmato nei mesi scorsi, l’abruzzese rappresenta il futuro del centrocampo giallorosso. Una sua partenza peserebbe non poco, fermo restando che come disse Noto un anno fa di questi tempi “bisogna abituarsi che i calciatori salutano dopo 2-3 anni”. Che sia arrivato anche il suo momento? Proseguendo sulle conferme Petriccione e Pontisso hanno dato ancora una volta prova dello spessore tecnico imbevuto a tanta appartenenza alla maglietta giallorossa. Il vero tema piuttosto sembra essere quello del ritmo: dopo una stagione performante in cui i due non hanno lesinato sforzi, potranno rappresentare ancora al meglio il centrocampo? È sui rincalzi del reparto che Polito si troverà a lavorare visto che i vari Pagano e Coulibaly faranno rientro alla base. A loro sembra aggiungersi senza appello Ilie: Noto ha confermato che non verrà riscattato viste le cifre proibitive (parliamo di 2.5-3 milioni di euro), ma chissà che Polito non possa lavorare a un nuovo prestito. Su questo crediamo che molto dipenderà dal Nizza e dalle volontà del rumeno. Piccola postilla sul giovane Maiolo: un patrimonio della società che ha bisogno di giocare, lasciarlo in panchina anche il prossimo anno avrebbe onestamente poco senso. Che sia in C o in giallorosso, Maiolo mostri le sue indubbie qualità già offerte in Primavera.

Chiudiamo con l’attacco. E con l’intoccabile: Pietro Iemmello. In sede di presentazione, Polito era stato chiaro: “Costruiremo una squadra per esaltare le sue caratteristiche”. Detto, fatto. Il rendimento di Re Pietro è stato importante, una benedizione soprattutto nei primi mesi del campionato. E su questo molto si potrebbe dire su ciò che non ha funzionato a più riprese: la prolificità del partner di Iemmello. Pittarello, Biasci, La Mantia e a volte Buso. In termini realizzativi l’assortimento si è rivelato infruttuoso. Da chi ripartire? Biasci appare la soluzione più romantica: è ben voluto dalla piazza a cui ha dato tanto, ha ancora un anno di contratto e nell’ultimo scorcio di stagione è tornato a macinare reti importanti. Ma resta il nodo tattico con Caserta che lo ha preferito diverse volte ad attaccanti più strutturati: i numeri non rendono giustizia a Pittarello e La Mantia, il cui futuro è nebuloso. Il primo potrebbe fare ritorno a Cittadella per via di un riscatto esoso (superiore al milione di euro, stesso ragionamento potrebbe essere fatto per Buso su cui ballano 700mila euro), il secondo potrebbe tornare alla Spal che tuttavia, notizie di queste ore, in caso di fallimento farebbe scattare lo svincolo dei suoi tesserati. Tolti Seck e Compagnon che hanno salutato, un “nuovo” acquisto il Catanzaro può già dire di averlo trovato con D’Alessandro che in termini di qualità tecnica ed esperienza è uno dei profili più importanti della rosa.
Gioventù ed esperienza, l’incastro perfetto. La pozione magica che tutti i direttori sportivi preparano a inizio stagione. Confermarsi non sarà semplice, al Catanzaro il compito di scegliere che cosa fare da grande. Più forte e consapevole.


