Alberto Aquilani e Pietro Iemmello, il nuovo corso tecnico poggia su una ritrovata amicizia (e visione di gioco) @UsCatanzaro1929 @Gazzetta.it

Alberto Aquilani e Pietro Iemmello, il nuovo corso tecnico poggia su una ritrovata amicizia (e visione di gioco)

Scritto da  Giu 16, 2025
Questo articolo contiene parole
Il tempo di lettura è di circa minuti.
Livello di difficoltà di lettura:

Insieme hanno condiviso l’epopea neroverde del Sassuolo in due differenti momenti della carriera da giocatore: l’apice per Iemmello nella massima serie, a toccare quasi il cielo con un dito; il piacere di continuare a divertirsi per Aquilani, sublimato da anni di grande impatto tra Roma e Liverpool.

A tratti apatico, quasi svogliato e assente in campo. Su Pietro Iemmello in questi anni si è detto un po’ di tutto: giocatore dalla media tecnica e dalla visione di gioco sopraffine, con una continuità che spesso ha fatto a cazzotti con la sua indolenza. Un fuoriclasse capace di spaccare le partite, anche con un solo pallone a disposizione, ma allo stesso modo fragile: esposto alle sue responsabilità, che a volte sono sembrate troppe e più del dovuto.

Perché va bene essere il capitano, primo tifoso della squadra della tua città, però poi in campo non ci va solo Iemmello. L’anno scorso, più o meno di questi tempi, Ciro Polito era stato chiaro: la squadra sarebbe stata cucita addosso a Pietro. Detto, fatto. È stata la stagione del consolidamento prolifico per il numero nove giallorosso: 17 reti, di cui una decisiva nella sfida playoff con il Cesena, e due assist. Nel Catanzaro targato Vivarini, al rientro nella Serie B, 17 gol e sette assist.

Al netto dei numeri e delle considerazioni sulle due stagioni, è sembrato assistere a due Iemmello distinti ma complementari. Molto più dentro al gioco con Vivarini, tanto che nei primi mesi del torneo Iemmello era più solito mandare in rete i suoi compagni di gioco salvo poi riaccendere di estro balistico il suo curriculum indiscusso nella parte finale e decisiva del campionato. Quest’anno invece i gol sono arrivati subito, tanto che spesso Re Pietro ha tolto le castagne dal fuoco ai vagiti intermittenti del Catanzaro di Caserta, di quella pareggite che tanto faceva rumore nella piazza. Stessi gol quindi, ma provenienti da contesti diversi.

Pietro Iemmello si ritroverà ora Alberto Aquilani. Insieme hanno condiviso l’epopea neroverde del Sassuolo in due differenti momenti della carriera da giocatore: l’apice per Iemmello nella massima serie, a toccare quasi il cielo con un dito; il piacere di continuare a divertirsi per Aquilani, sublimato da anni di grande impatto tra Roma e Liverpool.

Tra i due si racconta che ci sia sempre stata stima reciproca e che un anno fa, nel casting dei Noto per il successore di Vivarini, sia stato lo stesso Iemmello a spingere per una sua investitura da tecnico. La leadership di Iemmello è consumata d’altronde: il suo è un ruolo forse atipico per il calcio moderno, l’idea di un giocatore-allenatore in campo, a fare da collante con lo staff tecnico e lo spogliatoio ma anche uomo immagine di una società orgogliosamente calabrese che ha trovato in Pietro una sorta di ambasciatore nostrano. Una posizione di indubbia forza, quella di Iemmello, per certi versi anche delicata da gestire nei rapporti di uno spogliatoio per qualsiasi allenatore: Iemmello, sgombriamo il campo dagli equivoci, non ha mai dato l’impressione di voler mettere becco sulle scelte tattiche accettando l’importante distinzione dei ruoli. Da una parte il leader tecnico della squadra, dall’altra l’allenatore. Episodi in tal senso di fratture interne non sono mai state paventate.

Si è parlato molto quest’anno, quando i risultati non arrivavano e ci si appigliava a indiscrezioni più gossipare che altro, del rapporto complicato tra Caserta e Iemmello. Di come se i due dovessero annusarsi un po’ prima di essere tutt’uno. La realtà dei fatti, quindi il campo, ha raccontato ben altro e alla fine tra i due è stato fatto un lavoro di grande unità d’intenti per il bene comune.

Il nuovo corso tecnico di Aquilani non può non passare dalla valorizzazione di un giocatore (e uomo) come Iemmello. L’esperienza condivisa in Serie A seppur breve, di soli sei mesi, può rappresentare un boost per il processo di insediamento dell’allenatore romano in un ambiente esigente come Catanzaro che, al netto dell’entusiasmo generale palpabile di questi giorni, non si esimerà certo dall’avanzare dubbi qualora la squadra non dovesse raccogliere i primi risultati soddisfacenti. E per soddisfacenti parliamo di vittorie.

In queste ore si parla tanto di moduli, o meglio, di sistemi di gioco. Come giocherà Aquilani? Quali saranno i punti fermi dell’attuale rosa? Fare previsioni è difficile, anche perché siamo soltanto a metà giugno con l’ufficialità dell’incarico che arriverà nelle prossime ore, scandite da un lavoro certosino che il direttore Polito sta già approntando fianco a fianco con Aquilani.

Che tipo di allenatore invece sia l’ex tecnico del Pisa lo si può già intuire. Amante del bel gioco, del dinamismo tra i reparti e soprattutto capace di valorizzare il capitale tecnico a disposizione. Ecco facciamo fatica, in questo senso, a pensare che Aquilani “punterà i piedi” su determinati giocatori, battendo cassa alla società per richiedere determinati profili. Si lavorerà piuttosto sulle competenze e sull’adattamento di ogni singola risorsa.

A Polito il compito di saper intercettare futuri campioni e qualche elemento di comprovata esperienza, ad Aquilani la missione di saper plasmare i ragazzi al suo credo. Con un Pietro Iemmello in più che, alla soglia dei 33 anni, ha ancora la voglia di un ragazzino.

 

Articoli correlati (da tag)

Devi effettuare il login per inviare commenti

Prima pagina di oggi

Corriere dello Sport di oggi - Zoom

Gazzetta dello Sport di oggi - Zoom

Tutto Sport di oggi - Zoom