Dopo un anno la storia si ripete: questione di "progetto" o mancanza di coraggio?

Scritto da  Giu 10, 2025
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In attesa dei comunicati ufficiali, la piazza sta vivendo sui social lo "strappo" tra Fabio Caserta e il Catanzaro. Ma cosa spinge un allenatore a lasciare questa realtà? È solo una questione di soldi?

Un silenzio assordante, che non lascia spazio alle smentite di rito. In attesa dei comunicati ufficiali, la piazza catanzarese sta vivendo sui social lo “strappo” tra Fabio Caserta e il Catanzaro. Una sbirciatina ai siti e ai quotidiani, giusto per capirci di più. Ma poi eccolo il silenzio che risuona nella testa: la sensazione di vuoto, di chi semplicemente fatica a realizzare quello che sta accadendo.

Parliamoci chiaro. Dopo la gara del “Picco”, dopo quell’abbraccio consolatorio tra Noto e il tecnico, qualcuno avrebbe mai immaginato a un addio? Nessuno. E qualcuno aveva pensato a tale epilogo dopo la conferma di Polito? Nessuno. Forse il più perspicace del gruppo avrebbe fatto notare che nell’incontro tra Noto e Polito di qualche giorno fa mancasse Caserta. Ma anche nei giorni scorsi il futuro del tecnico calabrese sembrava nuovamente a tinte giallorosse. Poi, nel weekend i primi grilli nella testa. L’attesa, il nodo del prolungamento del contratto non concesso dalla società che ha invece optato solo per un ritocco dell’ingaggio – a proposito, siamo sicuri che sia proprio questo il motivo alla base dell’addio? -, e lo stallo che ha prodotto la fumata nera del conclave.

Caserta e Catanzaro, addio. La mente riporta a un anno fa di questi tempi. Di quando Vincenzo Vivarini disse basta. Basta perché non lo sapremo mai davvero, forse; semplicemente basta perché era arrivato il momento naturale di provare nuove esperienze. La situazione gettò nell’impreparazione una società organizzata come il Catanzaro: i casting per la poltrona da direttore sportivo, quelli poi dell’allenatore risolti con Caserta. La corsa contro il tempo per allestire la rosa e partire per il ritiro di Morgex.

Insomma, di acqua ne è passata sotto i ponti. E pare che, a differenza della prima ondata, questa seconda dipartita nel giro di un anno verrà assorbita con maggiore prontezza dal presidente Noto. La conferma di Polito da questo punto di vista sembra costituire una garanzia. Ma la curiosità sconfina anche il lato più umano: Polito-Caserta, il duo indissolubile che tanto bene ha fatto in passato e anche in Calabria, perché si separano?

Sono tante le domande che si pongono, in attesa dell’interlocutore giusto. Dei diretti interessanti. Nella speranza che, almeno questa volta, per il rispetto della piazza e dei tifosi una verità – parziale o totale – venga raccontata.

La riflessione, semmai, che scaturisce l’idea di questo articolo è perché una piazza come Catanzaro saluti il suo secondo allenatore nell’arco di dodici mesi o poco meno. Due storie diverse, originate da un contesto diverso. La prima, quella di Vivarini, invisa per il suo comportamento di non accettare il confronto “vis a vis” con il patron Noto e la reazione da cuore bastonato del popolo giallorosso: incredulo e sofferente, profondamente riconoscente a un allenatore che ha segnato la storia recente del Catanzaro ma risentito per le modalità di uscita. Beh, a quel confronto con Floriano Noto ci è andato invece Fabio Caserta: colui che è stato accolto nello scetticismo generale, di chi sedeva fino alla passata stagione sulla panchina della rivale per eccellenza e soprattutto veniva da annate di B non esaltanti, condite da esoneri e progetti abortiti a metà stagione. Un gioco mai decollato del tutto nel raffronto ingeneroso con Vivarini, le incrinature con una buona parte della piazza giallorossa per la “pareggite” acuta e alcune scelte tecniche poco apprezzate. Nonostante lo stesso piazzamento raggiunto la passata stagione: semifinale playoff.

A prescindere dall’umore che ha accompagnato in modo distinto le due partenze – contrastante per Vivarini, di generale apatia per Caserta -, è indubbio che il ceppo della scissione tecnica sia il medesimo. Perché entrambi hanno lasciato Catanzaro? Questione di soldi o strutture? Forse perché Catanzaro sta stretta oppure perché manca il coraggio di sposare appieno un progetto tecnico, magari ridimensionato rispetto ad altre realtà più strutturate della cadetteria ma pur sempre valido. Oppure è la voglia di emergere in altre società o il bisogno fisiologico di fermarsi? Tanti, troppo quesiti.

La risposta univoca non esiste, sono più componenti a riempire la cornice interpretativa di questi addii. Chi scrive fa fatica a credere che tra le motivazioni alla base della scelta di Caserta di non continuare con il Catanzaro siano solo economiche. Pretendere un adeguamento contrattuale ed economico è un diritto legittimo di ogni lavoratore, soprattutto di chi crede di meritarlo. Richiamando un vecchio adagio, i soldi valgono davvero la felicità? La valutazione, per un uomo di campo ed ex calciatore come Caserta, potrebbe risiedere in altri aspetti. La sensazione di non poter dare di più di quanto raccolto quest’anno, le difficoltà oggettive del secondo anno dopo un primo anno così, dell’ostinata ricerca di migliorarsi o quantomeno confermarsi possono rappresentare invece un ostacolo, soprattutto se le prime partite possono costare critiche ad un allenatore già di per sé “impopolare” per una buona fetta della tifoseria. La verità di quel che è successo in queste ore, come si suol dire, sta nel mezzo. E la sapranno i diretti interessati, come accade sempre in queste situazioni.

Perché Catanzaro non è un caso isolato. Basti guardare a quello che sta succedendo tra Serie A e B. Il valzer delle panchine che ti sorprende, anche nella gloria. Pippo Inzaghi che lascia Pisa dopo aver riportato la Torre nella massima serie, così come Stroppa che pare lontano da Cremona. Per non parlare di Luca D’Angelo al passo d’addio a La Spezia (piazza che secondo radiomercato sta valutando proprio Caserta). E poi ancora Pagliuca che lascia Castellamare per abbracciare Empoli o di Baldini che potrebbe salutare Pescara, così come di Fabio Gallo che dopo aver riportato la Virtus Entella in B ha deciso di lasciare. Servirebbe questo per evitare il classico gioco al massacro, scivolando responsabilità solo sul capro espiatorio, per tornare a pensare che in fondo 

Qualcuno obietterà che è meglio lasciare con una vittoria, con un dolce ricordo. Già. Ma qual è la scintilla che fa scoccare questo tipo di retropensieri? Un dettaglio che si aggiunge alla narrazione è quello della pressione. C’è né tanta in Italia, di tutti i tipi: mentale, sociale, mediatica, dei tifosi…A volte uno stimolo a far meglio, spesso l’origine di tutti i mali. Servirebbe questo per evitare il classico gioco al massacro, scivolando responsabilità solo sul capro espiatorio che spesso è l'allenatore. L'esempio della Nazionale è di questi giorni. 

Nel frattempo da qualche ora è partito il toto nome per il successore di Caserta. Sono rimbalzati i primi nomi. L’auspicio è che la società possa far tesoro dell’esperienza dell’anno scorso, continuare a seguire la strada tracciata. Senza tentennamenti. Ai tifosi il compito di tifare, perché in fondo, calciatori, presidenti e allenatori passano mentre la maglia resta. Sempre. 

 

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